Ruth Glass: Una definizione socio-territoriale delle zone e dei quartieri vicinato (1946)

Middlesbrough

Middlesbrough è una sorta di cittadina tipo: nata e cresciuta nel secolo scorso. Da cui trae ogni pregio e ogni difetto. Nota principalmente per l’industria del ferro e dell’acciaio, la crescita tumultuosa, il sistema a pianta geometrica e in generale la bruttezza dell’insieme. Invece di svilupparsi attorno a un castello o ad una cattedrale, come altre classiche cittadine, è cresciuta su fornaci a carbone e fucine fiammeggianti. Sono state le imprese industriali a fungere da Signore del Maniero. Sul panorama incombono strane gigantesche strutture. Il cielo è oscurato dagli sbuffi contemporanei delle fiammate e fumate prodotte dalle lavorazioni industriali. Il fiume è invisibile dalla città, nascosto dalla barriera dei moli e degli impianti siderurgici. Le acque fangose. Le sponde ricoperte dai detriti e scarti e macchinari delle lavorazioni e dei trasporti: grandi mucchi di scorie tra gli scambi dei binari ferroviari, gru, ciminiere, altiforni e capannoni. Questa Middlesbrough è ancora, come era all’inizio del secolo, «un posto dove ogni senso è violentemente e costantemente aggredito da qualche manifestazione della lavorazione del ferro». (Lady Bell, At the works: a study of a manufaturing town, 1911 da cui l’immagine di frontespizio seguente)

Per chi pensa soltanto in termini di bellezza concepita in quanto rustica o tradizionale, un posto così appare davvero solo brutto. Ma le cose possono essere diverse. È vero che manca diversità, che non c’è tradizione, ma sono la potenza e angolosità stessa ad esprimere una propria vigorosa estetica. Il fatto che l’industria possa essere tanto pervasiva ha un suo particolare fascino. Qui si sono combattute battaglie: gli scontri interni all’industrializzazione. Uomini schierati contro il sistema o gli uni contro gli altri, contro le minacce materiali della produzione, gli incidenti, la fatica, la malattia. Contro il progressivo esaurirsi delle risorse. Contro i rischi economici del sistema di scambi internazionale dei prodotti siderurgici. Ovunque spiccano i segni del coraggio, e della vittoria.

Ma ci sono anche quelli della sconfitta. La rapida crescita dell’industria e della città ha comportato degrado e abbandono. La decadenza del vecchio centro è andata di pari passo con l’espansione del nuovo. Limitata a nord dal distretto Ironmasters, dai moli e dal fiume Tees, la città si è diffusa verso sud. Man mano una famiglia aumentava la propria ricchezza tanto più spostava verso sud, più lontano dal centro originario. Dove erano abbandonati i più poveri, sui lati della ferrovia, dentro «schiere e schiere di vicoli scuri», casette tirate su in economia e fretta da costruttori senza troppi scrupoli nella seconda metà del secolo scorso. I sobborghi si espandevano e il vecchio centro decadeva, oggi ridotto ad abbandono e con urgenti necessità di ricostruzione.

Anche l’industria si è un po’ dispersa e un po’ fatta obsoleta. Lo spostamento della produzione dal ferro all’acciaio; l’esaurimento dei giacimenti minerari di ferro Cleveland; le vicissitudini dei mercati dell’acciaio dopo il 1918; tutto questo ha lasciato tracce di vuoto e abbandono nel distretto Ironmaster, sui moli e i bacini. Ma d’altro canto sono sorti nuovi impianti su entrambe le sponde del fiume oltre i limiti della circoscrizione amministrativa. Il possente complesso I.G.I. a Billingham che via via ha assorbito tanta parte della forza lavoro di Middlesbrough. In più si sono insediate in ordine sparso imprese di abbigliamento e servizi nella zona residenziale.

Questa espansione di residenza e attività ha frammentato e reso privo di forma il territorio urbano. Conducendo a una netta divisione geografica tra ricchi e poveri, a forti diseguaglianze di servizi e qualità tra le aree, e ad assenza di riferimenti comuni. Procedendo da nord verso sud esistono tre diverse fasce residenziali. I più poveri, lavoratori senza qualifiche, scaricatori dei moli, abitano la zona più settentrionale. La fascia successiva è un po’ più articolata, artigiani con qualifiche professionali mediamente più elevate e reddito superiore. Quest’area sfuma verso quella residenziale attorno ad Albert Park. Originariamente di grandi case per famiglie ricche, poi abbandonate in uno dei grandi spostamenti verso sud. Oggi sono suddivise in alloggi più piccoli in affitto ammobiliati o per famiglie. Oppure sedi di uffici o associazioni. In questa zona intermedia esiste una certa mescolanza sociale, ma se non si arresta il degrado strisciante non manca molto alla trasformazione in slum.

La terza fascia più meridionale della città appartiene alla middle class. Che a Middlesbrough costituisce il gruppo di vertice vista la sparizione totale di ciò che in termini nazionali chiamiamo upper class. Qui al centro della zona stanno dirigenti industriali, professionisti, agiati commercianti, in case piuttosto brutte realizzate dopo il 1918. Attorno edifici più piccoli del medesimo periodo da qualche speculatore destinati a chi aspirava a diventare middle class. Esiste anche un quarto gruppo socio-geografico a Middlesbrough, quello dei nuovi complessi popolari. Fisicamente separati e omogenei al proprio interno. L’area è all’estremo sud, dove abitano i più ricchi di Middlesbrough, ma su entrambi i fianchi hanno le nuove case comunali. Un terzo complesso pubblico sta separato dalla città; costituito da un gruppo di villini al confine nord-orientale.

da: Max Lock Middlesbrough Survey and Plan 1948


A parte la presenza dei due complessi di case popolari alle estremità sud-orientale e sud-occidentale della città, lo schema socio-geografico differenziato di Middlesbrough appare lampantemente chiaro. Da nord verso sud si trova una successione di zone residenziali, ciascuna con proprie specifiche caratteristiche e forme. Man mano si procede verso sud si notano segnali di crescente ricchezza. Gli estremi di benessere e povertà secondo i criteri locali, si trovano rispettivamente sul margine meridionale e settentrionale. Tuguri da un lato, ville dall’altro; l’inizio del degrado nella zona intermedia, che porta i segni dell’esodo continuo verso sud di chi è riuscito a salire qualche gradino della scala sociale o cerca di farlo. È il melting pot di questo territorio in cui convivono coloro che hanno abbandonato l’estremità nord e quelli che non hanno ancora maturato di spostarsi ancora più a sud.

Questa segmentazione, questo abitare separati dei diversi gruppi sociali, è accentuato dalla diseguale distribuzione di qualità e servizi. Tutto ciò che è specificamente urbano sta a nord, lo spazio aperto all’estremo sud. A nord i trasporti con la ferrovia e il terminale dei bus. Qui anche le grandi chiese, le zone commerciali; le sedi di ritrovo, cinema, bar, ristoranti. Municipio, ufficio postale centrale, teatri, tutto a nord. Si tratta di quanto era ritenuto necessario secondo i criteri di fine ‘800. Realizzato quando Middlesbrough era una città giovane, e oggi ci pare obsoleto. Non si era ancora affermato l’uso di lasciare un po’ di campagna dentro i margini urbani. E poi campi e cascine stavano ancora ovunque appena fuori dall’abitato, salvo a nord. E la città semplicemente cresceva, non c’era tempo di fermarsi a pensare come.

Albert Park, oggi punto di congiunzione tra la città vecchia e la nuova, venne inaugurato nel 1868. Mentre tutto il resto del verde, campi da gioco, orti e giardini, si trova dentro o ai margini dei quartieri più meridionali e recenti. Qui anche qualche centro commerciale più nuovo, e anche delle scuole che uniche a Middlesbrough offrono il genere di ambiente didattico previsto dal 1944. Ma manca tutto il resto. Povertà quanto a istituzioni sociali, con un suburbio prodotto nei criteri di costruzione tra le due guerre. Che esprime un desiderio di mescolare città e campagna. Che esprime anche un desiderio di minore densità aumentando le distanze, fisiche e sociali, tra vicini.

Una città divisa; Albert Park divide il vecchio dal nuovo. La differenza tra le due parti colpisce, nonostante anche la vecchia città non sia poi tanto vecchia, ma invecchiata a furia di degrado e brutti rattoppi. La separazione tra le parti appare evidente nell’edilizia, ottocentesca a nord e novecentesca a sud del parco, diverse nelle funzioni nei pregi e nei difetti. La prima concepita per una classe lavoratrice. Casette a buon mercato realizzate in fretta. La seconda rivolta alla middle class; case che si presentano solide e affidabili. La zona vecchia sovraffollata, tutta mattoni e pochissimi spazi verdi. Ma tuttora il luogo delle funzioni urbane essenziali: lavoro, commercio, mobilità, amministrazione, divertimento. Persone socievoli: convivono il tugurio e il calore urbano.

La zona nuova è più ariosa e sterile; non pensata per far convivere le persone, ma dividerle l’una dall’altra. Liberata dai fumi e dai rumori molesti della città vecchia. Qui si insinuano brani di campagna. Gradevoli viali alberati, case con giardini, spazi aperti. Ma meno servizi urbani salvo le indispensabili scuole o negozi. Questi quartieri meridionali di Middlesbrough sono senza forma, sterili, sparpagliati. Dipendono dalla città vecchia ma non si sono mai fusi con essa. E non hanno mai superato lo stato di periferia. Questa divisione nord-sud non salta subito all’occhio guardando una carta o studiando la storia. Il territorio appare in realtà abbastanza compatto, fisicamente e come popolazione. La crescita sull’arco di un secolo rapida e costante. È il suburbio ad apparire fuori posto qui.

Perché non si è aggiunto al resto? È successo per una serie di motivi tutti derivanti da un’unica causa: la distinzione sociale. A causa di essa, i caratteri urbani divergono sin dal principio tanto quanto quelli dei comportamenti sociali. Per la medesima ragione c’è indifferenza al degrado del nord finché esiste l’espansione al sud, ed entrambi i processi aumentano la divisione tra XIX e XX secolo. Chi vive al nord abita in situazioni che obbligano ad essere «amichevoli»; chi sta a sud ha scelto di abitare in situazioni dove si può scegliere l’isolamento. Orientamenti diversi, organizzazione diversa, zone urbane totalmente diverse.

Uno squilibrio a dimensione urbana che si traduce effettivamente nei comportamenti. Le persone della fascia più nuova frequentano la vecchia usandone i servizi, mentre un movimento nella direzione opposta risulta assai più raro. Perché il suburbio ha pochi elementi di attrazione: campi da gioco che attirano i ragazzi delle scuole dal nord, e poi anche qualcuno che frequenta i club. Chi viene dal nord può attraversare la fascia periferica meridionale se si sta dirigendo verso la campagna o le colline. Non esistono altri motivi, dato che tutti i servizi urbani stanno nella loro zona, dove vanno tutti. A lavorare, viaggiare, far shopping, divertirsi, tutto a nord. La città vecchia offre molto, ma riceve poco in cambio. Una scarsa reciprocità che sottolinea ulteriormente la divisione.

Nemmeno i complessi di abitazioni pubbliche sui due lati del suburbio hanno agito come elemento di connessione tra nord e sud. Al contrario, sinora, la loro presenza ha se possibile indotto ulteriore segregazione. I complessi sono chiaramente distinti dal resto di quella periferia, sia nella posizione che nelle forme urbane; sia nelle forme edilizie che nel tipo di persone che esse contengono. Nonostante i bambini del suburbio meridionale frequentino le scuole nei complessi popolari, e le loro mamme usino i negozi che ne stanno al margine, non esiste troppo movimento nella direzione opposta. Ma c’è invece un sentimento di vicinanza rispetto alla fascia nord, da cui proviene la maggioranza degli inquilini. E che amano ancora le loro vecchie vie, le botteghe, chiese e locali. Amicizia e frequentazione restituita dagli abitanti del nord, che visitano i parenti nelle nuove case comunali partecipando alle attività sociali. Frequentazioni del sud che però si fermano ai complessi popolari, nessun traboccamento di amicizia verso il suburbio.

Il legame tra i complessi di case pubbliche e il luogo di origine degli abitanti è particolarmente forte anche perché sono isolati uno dall’altro. Non esiste scambio sociale né fra i due del sud e fra questi e quello del nord-est di Middlesbrough. Lo spezzettamento della città è enfatizzato dalle costruzioni tra le due guerre. Una città soprattutto operaia, mai i cui quartieri popolari sono sparpagliati in modo da impedire relazioni sociali strette. Solo la degradata città vecchia che è all’origine di tutto spicca come riferimento e legame. È ancora l’unico luogo di incontro.

La minoranza middle class abita una propria isolata enclave. Ma una volta distinti dal resto e isolati sono anche loro dispersi. Non solo perché preferiscono alla socialità questo isolamento, ma anche perché tanti loro pari dalla città se ne sono proprio andati via insieme alla upper class. Quella da cui Middlesbrough dipende finanziariamente, proprietari e dirigenti di fascia alta dell’industria, non abita in città. Un centro che tanto manca di coesione ha urgente bisogno di un riferimento in grado di ricomporre le sue parti. Un tempo ragion d’essere e senso di Middlesbrough era l’industria. Che oggi è al tempo stesso diventata enorme ed economicamente instabile, spersonalizzata, dispersa. Finita l’epoca dei padroni paternalisti che abitano vicino ai loro dipendenti e li conoscono tutti, oggi comandano poteri estranei e remoti.

Inoltre, non è più il lavoro ad essere l’unica forza propulsiva della città. Le persone oggi hanno tempo da dedicare ad altro; e in realtà sono state obbligate all’ozio da lunghi periodi di depressione. Gli obiettivi dell’esistenza si sono fatti più vari, con Middlesbrough sempre più ad articolare le proprie funzioni di centro servizi della regione Tees-Cleveland. L’industria non regna più sovrana assoluta. Certo ancora domina la città, ma non è più la calamita che tiene tutto insieme. Anzi non esiste alcuna calamita del genere. Nonostante sia cresciuta l’importanza di vari enti amministrativi economici e commerciali, essi non hanno comunque sufficiente potere di coesione. In termini di relazioni sociali, Middlesbrough manca di riferimenti. Mentre in termini fisici urbani possiede invece certamente una zona centrale, al cuore della città vecchia, tra schiere di casette operaie mal messo del secolo scorso. Qui a ridosso della ferrovia all’estremità settentrionale di Linthorpe Road, la «Main Street», stanno la stazione, il terminale degli autobus, il municipio e i principali servizi.

E con questa dotazione si tratta ancora del principale luogo di incontro della città. Ma non del suo centro gravitazionale. Chi abita al nord ci sta a ridosso, ma chi vive nel suburbio meridionale e nei quartieri pubblici può raggiungere quei luoghi solo con un notevole spostamento. Ne deriva che varie entità, commerciali e non, si stanno gradualmente spostando verso sud, diminuendo l’importanza della zona centrale. Che in realtà sta diventando piuttosto «diffusa». Visto che si trova in quella che è diventata la periferia attuale della città non può più rivendicare il proprio ruolo né svolgere adeguatamente le proprie funzioni. Non ha spazio sufficiente per i bisogni attuali. E, cosa ancora più importante, a causa della sua posizione non riesce a restituire un equilibrio alla città.

Equilibrio che è la parola chiave di tutti i problemi di Middlesbrough. Non si tratta di una città la cui struttura mostri gravi vuoti o confusione. I limiti di cui soffre sono relativamente minori e si tratta in fondo dell’eredità caratteristica del periodo in cui la città è cresciuta. Soffre però di segmentazione sociale e territoriale, oltre che di diseguale distribuzione delle qualità e dei servizi. La zona vecchia necessita di interventi perché è stata abbandonata mentre si espandeva verso sud il suburbio. È una città soprattutto di lavoratori, che manca di una maggiore articolazione sociale per classi. Presenta invece una grande varietà di piccoli gruppi, divisi da differenza di poca entità e poco spazio. Alla sufficiente diffusione non corrisponde sufficiente diversità. Lo scopo delle attività che si possono condurre in città o attorno ad essa è ancora piuttosto limitato. Assenza di diversità nelle attività economiche. Scarse le occasioni di sviluppare interessi culturali o sociali. Middlesbrough appare piuttosto monotona. E c’è poi una predominanza del lavoro rispetto al tempo delle attività diverse.

Incongruità che esistono perché la città non si è ancora adattata alla propria crescita. E deve riassettarsi. Ricongiungere le parti staccate a tutto il resto. Agevolare la circolazione tra le varie aree per facilitare le correlazioni. La riqualificazione delle zone degradate potrà essere occasione per restituire equilibrio sociale e territoriale; superare la disparità qualitativa dei servizi; eliminare la divisione tra nord e sud. Il centro, luogo di incontro principale di incontro a Middlesbrough, potrebbe fisicamente spostarsi o ulteriormente accentuare il proprio ruolo. Le entità presenti allargarsi. La città ha bisogno di un nucleo centrale di riferimento; le cui parti componenti si devono meglio definire e acquisire più prestigio. Middlesbrough raggiungerà uno stadio maturo una volta valutati e stabilizzati i processi complementari di decentramento e ridefinizione.

Il quartiere unità di vicinato

Il concetto di neighbourhood unit, considerato da tutti uno dei più importanti e avanzati contributi alla disciplina urbanistica, comporta molta cura nell’organizzazione spaziale. Parte dalla considerazione e auspicabilità di una integrazione sociale entro un gruppo piuttosto piccolo sul territorio. Ciascun quartiere vicinato deve possedere alcuni servizi rivolti ai residenti. E molto meglio se gli abitanti entro quel definito perimetro costituiscono anche un mix tra diversi gruppi sociali. Certo la validità di questi presupposti e la loro applicabilità deve ancora essere sperimentata adeguatamente. E non si può farlo finché non si sono indagate le precondizioni di un vicinato coeso. Cercando di studiarle ci troviamo davanti immediatamente alla vaghezza del concetto di neighbourhood unit. Le cui finalità sono facilmente comprensibili. La struttura di una città dipende dalle sue parti componenti e questo principio della cellula pare essenziale sia dal punto di vista urbanistico che amministrativo. Corrisponde anche a uno schema localizzativo ottimale dei servizi, specie di quelli a breve distanza dalle abitazioni. Uno dei più deplorabili difetti del tipo di abitazioni e quartieri prodotti tra le due guerre è l’assenza di forma urbana definita e la povertà di servizi, che così potrebbe essere eliminata. In termini pratici l’idea di neighbourhood unit non presenta difficoltà ed è un importante progresso.

C’è da dubitare un po’ di più però delle sue intenzioni un po’ romantiche. Non appare chiaro se quel recupero della vita di villaggio dentro la società urbana debba essere considerato tanto desiderabile e progressista, né come si possa fare per realizzarlo. Non possiamo certo pensare che le persone diventino più «vicine» solo perché abitano in una unità di vicinato. Ma se ci riuscissimo, quali ne sarebbero esattamente i sintomi? In altri termini come definiamo vicinanza e vicinato? Manca una definizione universalmente riconosciuta, e capire dove stanno quei quartieri, definirne i confini, non è compito chiarissimo. Ma è la stessa indeterminazione del concetto a rendere ancor più importante provarci perché non riusciremo mai a realizzare «vicinati» se non capiamo se, come, e in quali situazioni, essi già esistono.

Definizioni di Vicinato

Conseguentemente, diventa prima di tutto necessario interpretare l’uso corrente a piuttosto vago del termine neighbourhood e dargli una definizione precisa. La parola viene spesso usata solo per indicare «un distinto gruppo a base territoriale, che si individua in virtù di specifiche caratteristiche dell’area e altre specifiche caratteristiche dei suoi abitanti. In alternativa la parola si riferisce a un definito gruppo sul territorio che possiede questi attributi di «neighbourliness». Secondo quest’ultimo senso della parola la definizione sarebbe «un gruppo sul territorio i cui membri si incontrano in uno spazio comune entro la propria area per attività sociali primarie e per contatti sia spontanei che organizzati». Neighbourhood, nei termini di questa seconda definizione, a prima vista pare identico a comunità. Ma l’aspetto territoriale della comunità manca da diverse interpretazioni della parola, e quando c’è il riferimento è a un territorio decisamente più ampio di quello del vicinato, dove i contatti diretti e frequenti non costituiscono premessa tanto indispensabile. La comunità si caratterizza per comunanza di idee, il vicinato per contatti sociali in comune dentro un circoscritto spazio. Conseguentemente,possiamo definire una comunità «gruppo di persone sul territorio che condividono un modo di vita e obiettivi comuni». Mentre un vicinato, nel secondo senso della parola, ancora non è ma potrebbe pure diventare una parte, della comunità.

Gruppi distinti sul territorio

Le due definizioni di vicinato proposte indicano quali segnali occorrano per stabilire l’esistenza dell’uno o dell’altro tipo. I neighbourhoods, secondo la prima interpretazione, di gruppi distinti sul territorio, si riscontrano da una serie di carte che mostrano la distribuzione di vari indici, urbanistici e sociali. Abitazioni del medesimo tipo ed età tendono ad essere aggregate, e così succede anche ai valori di gruppi professionali, religiosi, sociali. Margini quali ferrovie, strade, spazi aperti, diverse formazioni edilizie, contribuiscono a differenziale un ambito da altri. Uno schema di lettura per fattori singoli si ripete spesso anche per gli altri. In altre parole, la distribuzione di diversi indici tende ad essere correlata. Se le case sono vecchie i valori sono comparativamente bassi e gli abitanti sono a basso reddito. E di conseguenza sovrapporre i diversi fattori mostra lo schema dei distinti gruppi sul territorio della città.

L’integrazione nei vicinati

Più difficile trovare definite zone che non soltanto si distinguono per i gruppi sul territorio, ma i cui abitanti risultano in stretto contatto sociale gli uni con gli altri. Difficile, non semplicemente perché gli indici aggiuntivi necessari sono meno disponibili degli altri, ma soprattutto perché si tratta di una situazione di vicinato rara. I principali indici aggiuntivi necessari sono quelli che rispecchiano la concentrazione delle principali attività e contatti sociali dentro l’area di distinti gruppi sul territorio. Se i servizi situati all’interno dell’area che rispondono a una domanda costante non occasionale (esempio: scuole, negozi, salute, luoghi di ritrovo) sono utilizzati principalmente dai residenti, abbiamo l’indice di un aspetto della concentrazione, ovvero l’assenza di flussi dall’esterno. Inoltre, se chi abita quella zona raramente esce da essa per fruire di servizi analoghi, abbiamo un altro indice complementare della concentrazione: assenza di flussi verso l’esterno. Il fatto che l’uso dei servizi sia concentrato fra particolari gruppi sul territorio ci dice anche come il raggio di influenza di diversi servizi sia grosso modo coincidente. […]

da: Ruth Glass (a cura di), The social background of a Plan – A social study of Middlesborough, Routledge, Londra 1948 – Estratto e traduzione di Fabrizio Bottini – Dallo stesso volume su questo sito vedi anche l’Introduzione metodologica
Per l’approccio prettamente sociologico al concetto di quartiere e vicinato il riferimento oltre al classico
Clarence Perry (che provava a sovrapporre l’analisi sociale alle intuizioni e metodi urbanistico-architettonici della sua epoca) si vedano anche gli studi di Robert E. Park sugli ambiti degli immigrati urbani 

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